lesbo
Mogli
Bolognavoglia
28.05.2026 |
2.919 |
4
"Le infilai prima due dita nel culo, allargandolo, poi spinsi la cappella del dildo contro la sua figa depilata..."
Era una calda sera di luglio nel villaggio turistico di Porto Sole, sulla costa adriatica. L’aria profumava di salsedine, crema solare e desiderio estivo. Io, Laura, cinquantadue anni, sposata da ventotto con un marito che ormai mi toccava solo per abitudine, passeggiavo sul lungomare quando la vidi.Si chiamava Elena. Cinquantaquattro anni, capelli castani mossi dal vento, corpo maturo ma ancora sodo, con quei fianchi larghi e quel culo alto che faceva girare la testa. Anche lei sposata, con due figli grandi. Ci eravamo conosciute due giorni prima alla piscina del villaggio, tra chiacchiere innocenti su mariti assenti e figli lontani. Ma i nostri sguardi dicevano già tutto.
Quella sera, dopo un aperitivo di troppo, finimmo nel mio bungalow. La porta si chiuse e il mondo fuori sparì.
«Ho voglia di te da quando ti ho vista in bikini» confessai, la voce già roca.
Elena non rispose con parole. Mi spinse contro il muro e mi baciò con fame, la lingua che invadeva la mia bocca mentre le sue mani mi stringevano il culo attraverso il vestito leggero. Le sue dita affondarono nella carne morbida, separando le natiche.
«Anch’io… voglio leccarti tutta» mormorò contro le mie labbra.
Ci spogliammo con urgenza. I nostri corpi maturi si rivelarono: tette pesanti con capezzoli già duri, pance morbide, e soprattutto quelle fighe depilate che brillavano già di umori. La mia era liscia come quella di una ragazzina, gonfia e bagnata. La sua aveva le grandi labbra carnose, già aperte e lucide.
La spinsi sul letto king size. Elena si mise a quattro zampe, offrendomi quel culo voglioso che ondeggiava. Era perfetto: rotondo, maturo, con la pelle leggermente abbronzata. Le aprii le natiche con entrambe le mani e affondai la lingua nel suo buco del culo senza esitazione.
«Oh cazzo, Laura… sì, leccami il culo!» gemette lei, spingendo indietro.
La leccai con avidità, girando intorno all’ano stretto mentre con due dita le penetravo la figa depilata, già fradicia. Il sapore era salato, femminile, eccitante da morire. Elena urlava di piacere, il culo che tremava contro la mia faccia.
Poi mi girai anch’io. Ci mettemmo in 69, corpi sudati premuti uno sull’altro. La sua lingua esperta trovò il mio clitoride e lo succhiò con forza, mentre io le divoravo la figa, bevendo i suoi succhi densi. Le nostre tette si schiacciavano, i capezzoli sfregavano. Eravamo due mogli mature che si stavano scopando come puttane in calore.
«Voglio sentirti dentro» ansimò Elena.
Presi il dildo che avevo portato in vacanza (un grosso fallo realistico) e lo spalmai dei suoi umori. La feci mettere di nuovo a quattro zampe, quel culo alto puntato verso di me. Le infilai prima due dita nel culo, allargandolo, poi spinsi la cappella del dildo contro la sua figa depilata.
«Scopami forte… fammi sentire troia» supplicò.
La penetrai con un colpo solo, fino in fondo. Elena urlò di piacere. Iniziai a sbatterla con ritmo animalesco, il dildo che entrava e usciva dalla sua figa fradicia mentre con il pollice le massaggiavo il buco del culo. I suoi gemiti riempivano la stanza, mescolati al rumore osceno di carne bagnata che sbatteva.
«Più forte! Sfondami quella figa!»
Accelerai, schiaffeggiandole il culo con la mano libera. Le sue natiche diventarono rosse. Poi tirai fuori il dildo e lo appoggiai sul suo ano. Elena spinse indietro, vogliosa.
«Mettilo nel culo… voglio sentirlo tutto.»
Lo spinsi lentamente dentro di lei, centimetro dopo centimetro, mentre lei gemeva come una cagna in calore. Una volta dentro, iniziai a fotterle il culo con passione, una mano che le stuzzicava il clitoride. Elena venne urlando, il corpo che tremava, il culo che stringeva il dildo in spasmi violenti.
Non finì lì. La girai sulla schiena, le aprii le gambe e le infilai di nuovo il dildo nella figa, scopandola mentre ci baciavamo con le lingue di fuori. Le sue mani mi strizzavano le tette, tiravano i capezzoli. Venni anch’io poco dopo, sfregando la mia figa depilata contro la sua coscia mentre la penetravo.
Restammo abbracciate, sudate, i nostri umori mescolati sulle lenzuola. Fuori si sentiva il rumore delle onde e la musica lontana del villaggio.
«Domani sera di nuovo?» mi chiese Elena, le dita che ancora giocavano tra le mie grandi labbra gonfie.
«Ogni sera» risposi. «Finché dura questa vacanza.»
Due mogli rispettabili che, sotto il sole d’estate, avevano scoperto quanto fosse liberatorio essere due troie vogliose l’una per l’altra.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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